HOUSE OF CARDS RECENSIONE FINALE – Io alzo le mani

Faccio un mea culpa. Non pensavo potesse uscire un finale migliore di questo. Certo, con l’assenza di Kevin Spacey, House of Cards ha perso molto appeal (secondo i numeri) data la sua bravura indiscussa come attore. Tuttavia, un’ottima sceneggiatura e una buona regia hanno dato dei frutti migliori di quelli che tutti si aspettavano.

Non mi dilungo sulla trama, anche perché una prima “semi-recensione” sulle prime 4 stagioni l’ho già fatta (qui il link). Perciò andiamo subito dritti al punto e parliamo delle ultime due stagioni.

Stagione 5 –> Le elezioni per il nuovo presidente degli Stati Uniti entrano sempre più nel vivo e gli Underwood devono fare fronte a mille imprevisti durante la loro campagna elettorale contro il repubblicano Will Conway.
Penso che sia la stagione peggiore di tutta la serie. Lenta e pesante, ma soprattutto pesante. Sembra fatta proprio di controvoglia. Non si tratta tanto di attori non all’altezza, quanto proprio di sceneggiatura scritta a cazzo di cane. Si riprende un po’ nel finale, ma rimane comunque mediocre rispetto a tutte le altre stagioni. 4.

Stagione 6–> Orfani del nostro caro zio Frank , le vicende riguardo la sua morte rimane avvolto nel mistero, tutto fino agli ultimi minuti in cui viene svelata la verità. Ed è qui che emerge la figura di Claire Underwood. Una donna spietata, ancora più spietata di suo marito. Fredda, dai modi austeri. Una caratterizzazione che mette i brividi. Ancora di più quando mettono a confronto lei con le sue vicissitudini passate. La fine potrebbe essere ognuno di questi 8 episodi.

Il rischio di fare una porcata con House of Cards non era alto, ma altissimo. Avevo paura che sa serie crollasse come un castello di carte. Invece la Casa Bianca è rimasta in piedi e anche alla grande. Tutto è curato nel minimo dettaglio. Le riprese sono precise, la luce che potrebbe da sé raccontare gli stati d’animo di ogni personaggio. Volete un esempio specifico di questa perfezione? Guardatevi l’episodio 4. Quasi tutto l’episodio è ambientato in un unico luogo. I cambi di scena sono stati scelti intelligentemente e non ci sono scavalcamenti di campo a caso. Ogni cosa ha un senso.

Altro esempio: la figura di Claire. Accantoniamo per un attimo il suo carattere e vediamo come si vestiva prima (quando ancora era la moglie di Frank) e adesso che ha preso il suo posto. Prima i suoi vestiti erano molto femminili, dai colori piacevoli. Adesso austeri e da colori neutri che sfuggono all’occhio. I capelli? Beh, questo salta subito all’occhio. Precisi, un caschetto curato nel dettaglio. Prima aveva acconciature molto più frivole. Lo sguardo spietato che gela in un istante.

Tutto perfetto. Poi vai a leggere gli scrittori della sesta stagione e vedi che sono grosso modo gli stessi (in particolare Frank Pugliese è un nome che ricorre spesso). E quindi non ti spieghi come cavolo fa la quinta stagione a essere talmente mediocre rispetto alla sesta che è un capolavoro.

Voto finale alla serie? 8. Senza ombra di dubbio

 

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