Trump: cosa dobbiamo aspettarci sul fronte internazionale?

Oramai mancano pochi giorni all’insediamento di Donald J. Trump alla “Casa Bianca”, e tutto il mondo resterà con il fiato sospeso per vedere quali saranno le sue prime mosse. Per il momento si ha l’impressione di vedere un Trump meno irruente delle elezioni, ma all’apparenza sulla politica/strategia internazionale le sue posizioni sembrano abbastanza chiare.

Sul fronte russo Trump sembra voler adottare una soluzione molto leggera cercando di alleggerire la tensione che si è accumulata tra le due grandi potenze negli ultimi 50 anni, come sembra vedere quando minimizzò il dossier sugli hackeraggi da parte dei russi. Purtroppo non la pensano allo stesso modo i suoi futuri collaboratori: il futuro Segretario di Stato Rex Tillerson (ex presidente e ceo di ExxonMobil, che in Europa è conosciuta come Esso) durante l’audizione al Senato definisce la Russia “un pericolo per gli Stati Uniti”, il nuovo capo della CIA Mike Pompeo accusa i russi di non fare niente di significativo per combattere l’ISIS, e l’ex generale Mattis (a guida del Pentagono) che accusa la Russia di voler spaccare la Nato e la ritiene di fondamentale importanza. Insomma le parole non sono certo di poco conto, soprattutto dopo i risvolti degli ultimi casi che coinvolgono la Russia e i suoi cyber-attacchi. Toni da guerra fredda che non sembrano avere per ora un epilogo.

Un’altro fronte poco pacifico ma che trova quasi tutti d’accordo tra le linee del neo-presidente sono i rapporti con la Cina. Tillerson (sempre durante l’audizione davanti alla commissione affari esteri del Senato) paragona la situazione delle isole artificiali “militarizzate” all’invasione russa della Crimea e che gli Stati Uniti impediranno l’accesso ad esse. La risposta dei cinesi, al contrario dei russi, non si è certo fatta attendere. “Un’azione di questo genere da parte americana farebbe partire un confronto devastante fra la Cina e gli Stati Uniti” scrive il China Daily. I rapporti sembrano molto tesi e l’amministrazione Trump sembra non voler concedere sconti alla Cina, tutt’altro. La prima dimostrazione è avvenuta all’indomani dei risultati elettorali americani, quando la premier di Taiwan Tsai Ing-wen ha avuto un contatto telefonico con Trump, facendo arrabbiare non poco la Cina che ricorda il pensiero “una sola Cina” adottata da decenni dalla Casa Bianca. Nell’intervallo tra questi due eventi il magnate repubblicano non è stato con le mani in mano e ha più volte minacciato dazi doganali del 35% sui prodotti di importazione cinese. Anche se non è la più rosea delle situazioni, almeno qui tutti sono d’accordo: pugno di ferro con la Cina. Intenzioni simili sembrano prospettarsi nei confronti della Corea del Nord che negli ultimi mesi ha preoccupato non poco con i loro test missilistici.

Se c’è un comportamento che sembra essere molto sospetto è quello del presidente uscente Barack Obama, che sembra fare terra bruciata attorno a Trump. L’ultimo episodio riguarda la caduta della legge “wet foot,dry foot”del 1995 che riguarda gli immigrati cubani. Non verrà più riconosciuta automaticamente la cittadinanza americana ai cubani che mettono piede sul suolo americano. Da un lato la scelta di abolire non sembra poi così priva di senso:  questa legge fu infatti creata per incoraggiare i cubani a emigrare e ciò indeboliva il regime castrista; ma l’inizio dei negoziati bilaterali nel 2014 ha ormai reso questa legge inutile. Dall’altro lato però troviamo un Trump indeciso se ripristinare la legge o no. Ha fondato la sua campagna elettorale sui controlli alle frontiere, ma il ripristino della legge sembra fatta ad hoc e risulterebbe un po’ in antitesi con le promesse fatte durante la campagna.
Un’altra legge firmata da Obama che rende difficile il lavoro al neo-presidente riguarda lo stop a tempo indeterminato di trivellazioni in Artico e Antartico.Facendo appello ad una legge del 1950 questa legge rende la decisione irrevocabile e per Trump, favorevole all’utilizzo e agli investimenti sulle energie fossili, sarà dura ribaltare la decisione. Questa decisione non avrà comunque un grande impatto sull’industria del petrolio, dato che le trivellazioni in quei territori rappresentavano lo 0.1% dei ricavati.

Il colpo più duro inferto da Obama però riguarda i rapporti con la Russia. Non è un segreto che Donald Trump simpatizzi molto per la Russia e voglia ristabilire contatti pacifici e amichevoli con loro. All’indomani del dossier della CIA sugli hackeraggi russi tuttavia Obama ha ordinato l’espulsione di 35 diplomatici russi dal territorio americano, accusati di aver inquinato le elezioni presidenziali ai danni del Partito Democratico e di altre organizzazioni politiche. Non si escludono neanche ulteriori sanzioni alla Russia per questi presunti attacchi e una revoca di questi provvedimenti da parte del magnate americano potrebbe indispettire molti repubblicani al Congresso che chiedono i
nvece un inchiesta sui presunti attacchi.

Le sfide che deve affrontare il neo-presidente non sono per niente facili e la politica internazionale non è delle migliori. Braccio di ferro con la Cina, rapporti con la Russia, ISIS e minacce che vengono dal nord dell Corea non dovrebbero far dormire tranquilli molti cittadini, ma confidiamo in un futuro migliore

 

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