La Turchia e la sua “democrazia”

Quando pensiamo alla democrazia ci viene difficile pensare o immaginare un paese dove la democrazia non esiste, o ancor peggio dove la democrazia è  solo apparente. In alcuni paesi la democrazia viene calpestata e i diritti di ognuno vengono limitati o addirittura negati. La Turchia è balzata agli onori di cronaca più volte quest’anno in merito a questo discorso. Così su due piedi mi viene in mente la chiusura di testate giornalistiche di opposizione, i maggiori siti come Facebook Twitter e YouTube che più di una volta vengono oscurati, gli arresti di parlamentari di opposizione sono solo alcune delle mosse attuate dal governo dell’attuale premier turco Recep Tayyip Erdoğan. Essere giornalista, parlamentare d’opposizione o un semplice cittadino che la pensa diversamente può essere molto pericoloso in Turchia. Abbiamo visto inoltre che i vertici del governo non si pongono tanti problemi a riguardo e pensano solo alla loro stabilità politica. Ma non è sempre stato così.

Anni fa la Turchia era durliversa e aveva addirittura chiesto di entrare a far parte dell’Unione Europea. Quando è iniziato questo cambio di rotta improvviso? E perché siamo tutti così attenti alla Turchia? La Turchia è situata in un punto molto strategico perché collega il continente europeo con il Medio-Oriente, il che la rende un tassello fondamentale per problemi come immigrazione e lotta al terrorismo internazionale. Ma i turchi non sono l’unica popolazione che abita quel territorio. Esiste una popolazione che da anni combatte e rivendica il suo territorio che si trova tra Iraq Iran e Turchia: il popolo dei curdi. Più di una volta sono stati una spina nel fianco per il governo Erdoğan, che in più riprese ha cercato di annientare letteralmente minoranze curde dal parlamento. Il primo episodio è avvenuto vari anni fa con l’arresto di due deputati curdi poichè parlarono in lingua curda nel parlamento. Durante i negoziati per l’entrata della Turchia nell’UE nel tavolo delle trattative c’era anche la liberazione dei due deputati ma piano piano la cosa è andata scemando fino ad un altro pericoloso attacco ad una “democrazia” già fragile. Il 4 di Novembre vari parlamentari del partito Hdp tra cui il leader Demirtas sono stati arrestati con l’accusa di terrorismo dopo che, nel Maggio dello stesso anno, il governo turco aveva ottenuto la cancellazione dell’immunità parlamentare degli stessi parlamentari. Anche in questa occasione i maggiori siti vennero oscurati e resi irraggiungibili per diverso tempo. Un avvocato per i diritti umani pochi giorni dopo tentò di parlare con il leader Demirtas ma fu anche lui arrestato con l’accusa di complicità in terrorismo.

Ma passiamo al fatto più curioso che potrebbe richiedere persino un articolo tutto suo: il mancato golpe in Turchia. Anzi, preferirei chiamarlo il “”golpe””. Eh sì. Perché in quel colpo di stato fallito c’è un po’ puzza di bruciato. Come mai il colpo di stato è sfumato all’improvviso? Si è trattato di un semplice fallimento o di un escamotage per sbarazzarsi di personaggi scomodi? Voglio lasciarvi invitandovi a riflettere su questi interrogativi e invitarvi a visitare il mio sito in attesa del nuovo articolo che parlerà di questo golpe fallito. L’argomento è molto delicato e ogni notizia va presa con le pinze. In attesa del nuovo articolo vi saluto.

 

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