Sottotitolo
Fin da quando ero piccolo ho avuto diverse aspirazioni per il mio futuro. Sono passato dal voler diventare magistrato (perché il vicino di fronte a casa mia era magistrato) fino a voler fare il medico. Nel mezzo ci sono stati tanti altri mestieri tra cui l’archeologo e il prete (eh sì, ed ero già grandicello). Ho cambiato idea su diverse cose, i miei sogni alle volte sono cambiati altre volte si sono evoluti. C’è una cosa però che non è mai cambiata né si è mai assopita. La voglia di viaggiare.
Viaggiare con qualsiasi mezzo
Dio ragazzi quanto adoravo viaggiare da piccolo. Mi piaceva in qualsiasi modo: aereo, macchina, treno, nave etc. Forse ero uno dei pochi bambini felici nel farsi un viaggio di 14 ore (se andava bene) da Ravenna per arrivare fino in Sicilia. Mi ricordo che spesso, quando ero diventato abbastanza alto da arrivarci, appoggiavo la fronte al finestrino e mi perdevo nei panorami che lentamente cambiavano. Dalle strade dell’Umbria passando per le distese del Lazio fino ai vertiginosi viadotti della Salerno-Reggio Calabria.
Gli autogrill non erano soste forzate per me. Le vedevo quasi come tappe di un pellegrinaggio, ogni fermata doveva essere vissuta. Io forse la vivevo troppo intensamente e rompevo l’anima ai miei genitori perché volevo mi comprassero le cose più disparate. Non penso sia un caso che i miei primi passi li ho mossi nell’Autogrill Prenestina (all’altezza di Roma)
E cosa dire invece del traghetto? Se ci ripenso adesso lo ricordo come un momento catartico. Ci mettevamo in fila in modo ordinato e aspettavamo il nostro turno per l’imbarco. Il traghetto arrivata, ormeggiava lentamente e dopo apriva queste enormi fauci dalle quali uscivano una marea di macchine e camion sempre più lunghi. Tutti questi mezzi dentro una barca enorme, per me un miracolo dell’ingegneria. Alla fine arrivava il nostro turno, mio padre guidava verso quelle stesse fauci e seguiva le indicazioni di chi era a bordo.
Una volta fermata la macchina non vedevo l’ora di scendere per poi salire sul ponte. Le scale erano ripidissime, solo i più degni arrivavano sopra. Mi destreggiavo tra la moltitudine di persone in fila per il bar o per il bagno, con mio padre che mi inseguiva io avevo solo l’obiettivo di arrivare sul ponte. Una volta lì era fantastico sentire il vento che scompigliava i capelli, l’odore di salsedine tutt’intorno e all’orizzonte la Sicilia (una sorta di terra promessa estiva).
Non erano solo i viaggi in macchina a piacermi, anche l’aereo era ed è uno dei miei mezzi preferiti. Il momento in cui il velivolo è in fase di rullaggio e attende il proprio turno e si mette in posizione sulla pista. Una volta avuto il via libera dalla stazione inizia ad accelerare, guadagnare potenza e tu percepisci la forza di gravità che ti preme durante il decollo. Una delle sensazioni più goduriose nella mia personale classifica. Fosse per me starei sempre sull’aereo.
Il mezzo di trasporto non è l’unica cosa che conta
Il viaggio ovviamente non è l’unica cosa che mi manda su di giri. Io adoro non solo viaggiare ma anche scoprire posti nuovi e mangiare cibi che qui non troverei mai. Un esempio. Siete in una grande città, uscite dal posto in cui alloggiate e vi dirigete verso la metro. Il brulicare di persone che vanno e vengono, chi corre per andare a lavoro chi per studiare, qualcuno va a trovare la propria metà mentre altri vanno a trovare i propri genitori; un intreccio di vite ed esperienze tutte concentrate in pochi vagoni che ti portano da una parte all’altra della città. Arrivate alla vostra fermata, cercate di uscire districandovi in mezzo alla moltitudine. Salite uno scalino dopo l’altro fino alla meta, uscite e davanti a voi trovate un edificio maestoso ammirato solo nei libri.
Alcuni di voi sapranno che questa specifica sensazione la potete provare a Milano quando uscite dalla fermata Duomo, alla fine degli scalini c’è questa maestosa cattedrale che veglia sulla città da più di 600 anni.
È arrivato il momento di cambiare rotta
Io adoro tutto questo ma ho avuto pochissime occasioni per farlo, i posti che ho visitato li conto sulle dita di una mano. Barcellona, Malta (solo grazie alla gita di scuola superiore), Creta (progetto universitario, teniamo questa meta fuori dal calcolo economico). Queste sono le uniche tre mete fuori dai confini italiani che ho visto e devo confessare che praticamente non ho pagato quasi niente. Sono stato spesso aiutato da chi mi conosceva e ha fatto di tutto per permettermi di vivere queste esperienze, a queste persone sarò grato per sempre.
Da quest’anno vorrei invertire la tendenza. Mi sono promesso ma allo stesso tempo ho preso l’impegno di viaggiare più spesso e vedere culture molto distanti dalle mie. Oltre ai già citati USA quest’anno vorrei tanto vedere il Marocco, un’area che non ho mai visto. Quei colori caldi, il rumore e gli odori di spezie che impregnano il mercato. Cose che ho solo sentito da amici o visto su YouTube da altri. Mi sono sinceramente stufato di essere dal lato del fruitore di contenuti e vorrei iniziare a stare più spesso dall’altro lato della barricata
È ancora gennaio, per arrivare alla fine dell’anno ci vuole ancora molto tempo ma non vorrei impantanarmi subito.
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Se sei arrivato fino a qui ti starai chiedendo perché ho tirato il pippotto sul fatto che ho sempre avuto difficoltà (anche economica) a viaggiare. Sappi che in questo post non troverai la risposta. Qui troverai una parte della mia vita che ho deciso di condividere con chi mi legge. Vorrei però sentire anche le vostre opinioni, se in adolescenza o quando eravate più piccoli avete viaggiato. Qua sotto trovate una sezione commenti dove potete scrivere quello che volete. Io vi leggo e vi rispondo. Ci vediamo presto, magari per quel giorno sarò da qualche parte in giro per il mondo.



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